LA RESISTENZA ANTIBIOTICA

L’USO DELL’ANTIBIOTICO PER INFLUENZA E RAFFREDDORE: FACCIAMO CHIAREZZA

Gli antibiotici sono una delle conquiste più importanti della medicina moderna. Hanno effettivamente cambiato la storia. Fino a 80 anni fa, infezioni che erano spesso mortali oggi si curano in pochi giorni. Proprio per questo, usare antibiotici con leggerezza è un errore grave che sta portando una crisi globale: la resistenza antibiotica.

Ormai sono molte le evidenze scientifiche eppure, quando arriva un raffreddore o un’influenza, l’idea che un antibiotico possa essere l’unica soluzione possibile è ancora molto diffusa.

Per capire come influenze e raffreddori non possono essere trattati con l’antibiotico (e perché questo abuso sta diventando un problema), dobbiamo come al solito, partire dalle basi.

VIRUS E BATTERI: DUE COSE COMPLETAMENTE DIVERSE

I virus sono molto piccoli (più piccoli dei batteri). La loro caratteristica principale è che non hanno metabolismo proprio quindi non sono in grado di produrre energia e soprattutto non sono in grado di replicarsi autonomamente. Per questo motivo hanno bisogno di entrare nelle cellule di un altro organismo (detto organismo ospite), e sfruttarlo per moltiplicarsi.

Dal punto di vista strutturale, i virus sono costituiti solo da materiale genetico (DNA o RNA), racchiuso in un involucro proteico.

Per questa ragione, fuori da un organismo ospite, i virus non sono “vivi” nel senso biologico del termine. Non svolgono nessuna attività vitale e non possono replicarsi. Nell’ambiente esterno, possono rimanere infettivi solo per un periodo limitato di tempo, che varia in base al tipo di virus, alla superficie e alle condizioni ambientali come umidità, temperatura e luce.

Ad esempio, alcuni virus respiratori possono mantenere la capacità di infettare per diverse ore o, in alcuni casi, fino a pochi giorni su superfici di plastica e acciaio inox. In ogni caso, questa capacità va a diminuire progressivamente con il tempo.

I virus Provocano spesso malattie ad esordio rapido come raffreddore, influenza, bronchiolite e molte infiammazioni delle vie respiratorie superiori, tra cui numerose faringiti, laringiti e laringotracheiti . Avete presente quando uscite da casa al mattino con un leggerissimo pizzicore alla gola e dopo poche ore vi sentite come se vi fosse passato sopra un camion? Proprio così…

I batteri invece sono dei veri e propri organismi viventi, dotati di proprio DNA e un metabolismo autonomo che consente loro di produrre energia, crescere e replicarsi da soli, indipendentemente da un organismo ospite.

A differenza dei virus, molti batteri sono in grado di sopravvivere anche all’esterno del corpo umano, seppur con modalità e tempi variabili a seconda della specie e delle condizioni ambientali.

Le infezioni batteriche hanno spesso un esordio più lento e progressivo e i sintomi tendono ad essere più localizzati. Questo accade perché il batterio va a colonizzare un distretto specifico dell’organismo, come l’orecchio, i seni paranasali, la gola o i bronchi.

In alcuni casi, i batteri possono restare silenti per lunghi periodi e riattivarsi quando le difese dell’organismo si abbassano o quando l’ambiente diventa favorevole alla loro crescita, dando origine a infezioni più persistenti o causare recidivanti.

INFLUENZA E RAFFREDDORE: MALATTIA DI ORIGINE VIRALE

Queste differenze spiegano un concetto fondamentale: l’antibiotico agisce esclusivamente sui batteri.

Il raffreddore è quasi sempre causato da virus respiratori come rinovirus, coronavirus, adenovirus. Gli antibiotici non agiscono su nessuno di questi.

Facciamo il nostro solito esempio alla Quelloper-style: è come cercare di tagliare una bistecca usando una forchetta. Puoi provarci quanto vuoi ma non è l’attrezzo giusto.

Le principali linee guida (OMS, CDC ed ECDC), indicano chiaramente che l’antibiotico non riduce la durata dell’infezione virale.

COME DISTINGUERE UN INFEZIONE VIRALE DA UNA BATTERICA (linee guida)

L’infezione virale ha un esordio rapido, spesso, in poche ore.

La febbre tende ad oscillare nel corso della giornata e vi sono dolori diffusi come mal di gola, dolori muscolari e tosse secca. Vi è un miglioramento spontaneo in 3/7 giorni.

Invece quando l’infezione è di origine batterica , il comportamento dei sintomi è diverso. Come abbiamo accennato sopra, i batteri tendono a colonizzare un distretto preciso e a moltiplicarsi localmente, di conseguenza provocano un’infiammazione più intensa e circoscritta.

Ne sono un esempio la sinusite batterica (dolore a fronte, zigomi e dietro gli occhi)

L’otite (dolore intenso ad un orecchio)

Faringite o tonsillite batterica (mal di gola molto forte con eventuali placche)

Bronchite batterica (tosse persistente con catarro denso)

Un altro parametro importante è la febbre. Quando l’infezione è virale, durante la fase acuta con febbre, solitamente si prende del paracetamolo da 1000 mg (dose per adulti ). A questo punto, si ha la classica “sudata” e la temperatura comincia a scendere. Invece, se l’infezione è batterica, un classico campanello d’allarme è la febbre che non risponde al paracetamolo e che resta alta.

N.B. NON FATE AUTODIAGNOSI! NON E’ VOSTRO COMPITO. NEL DUBBIO, CHIEDETE SEMPRE AL VOSTRO MEDICO CURANTE . SARA’ LUI A VALUTARE LA VOSTRA SITUAZIONE CLINICA.

GLI ERRORI PIU’ COMUNI NELL’USO DEGLI ANTIBIOTICI

Ora che abbiamo fatto un po’ di chiarezza, vediamo insieme quali errori comuni o bias cognitivi si siano insinuati nelle nostre abitudini. Non per cattiva fede ma spesso per fretta di guarire, disinformazione o informazioni incomplete.

L’AUTOMEDICAZIONE: “ovvero, ce l’ho in casa, lo prendo”.

Uno degli errori più frequenti è assumere un antibiotico senza prescrizione medica, magari perché è avanzato da una volta precedente o perché abbiamo avuto l’esperienza che ci aveva fatto stare meglio. L’antibiotico però, non è un farmaco generico. Ogni molecola ha uno spettro d’azione specifico ed è quindi efficace solo su determinati batteri. Inoltre richiede dosaggi e durate ben precise. Usare un antibiotico a caso può significare non colpire il batterio responsabile (sempre se presente), ed esporsi inutilmente a effetti collaterali e selezione di resistenze.

INTERROMPERE LA TERAPIA APPENA CI SI SENTE MEGLIO:

Un altro errore molto comune è sospendere l’antibiotico prima del termine prescritto, perché i sintomi migliorano. Il miglioramento clinico (cioè della sintomatologia) non coincide mai con l’eliminazione completa dei batteri.

Esempio alla Quelloper-style: è come quando pulite una stanza senza spostare i mobili. Esteriormente, la stanza sembrerà pulita e in ordine, ma sotto i mobili la polvere continuerà ad esserci, pronta ad uscire fuori al primo soffio di vento

.All’inizio della terapia vengono colpiti i batteri più sensibili mentre quelli più resistenti, se l’antibiotico viene sospeso precocemente, possono sopravvivere e riprendere a moltiplicarsi. Questo meccanismo favorisce le infezioni persistenti o recidivanti portandoci a fare in seguito, terapie più aggressive.

Per questo motivo completare sempre il ciclo di antibiotici non è una formalità ma una parte essenziale della cura.

PRENDERE L’ANTIBIOTICO “A COPERTURA” SENZA INDICAZIONI PRECISE

In alcuni casi particolari (pazienti fragili, immunodepressi o con patologie respiratorie complesse), il medico può valutare l’uso dell’antibiotico quando esistono elementi clinici concreti che fanno sospettare una sovrainfezione batterica.

L’uso “preventivo” generico, in assenza di segni clinici che suggerisca un’infezione batterica in atto, non è supportata dalle linee guida e non riduce il rischio di complicanze virali in persone altrimenti stabili.

L’eventuale indicazione alla terapia antibiotica deve sempre basarsi su una valutazione medica con una diagnosi individuale.

LA RESISTENZA ANTIBIOTICA

Ora che abbiamo fatto le dovute premesse possiamo finalmente affrontare l’argomento principale di questo articolo.

Quando si parla di “resistenza agli antibiotici”, spesso si pensa a qualcosa di lontano che riguarda solo gli ospedali o casi estremi. In realtà abbiamo visto che è un fenomeno che nasce anche dall’uso improprio degli antibiotici e che quindi porta conseguenze concrete sulla salute di tutti.

La resistenza antibiotica si verifica quando alcuni batteri non vengono più eliminati da un antibiotico che in passato invece era efficace contro di loro.

Ma questo non è che succede perché il nostro organismo “si abitua al farmaco” ma perché i batteri cambiano e sviluppano meccanismi che gli permettono di sopravvivere anche alla presenza dell’antibiotico. Tra i meccanismi principali che sviluppano ci sono:

La capacità di inattivare il farmaco;

Capacità di modificare la loro struttura genetica in modo da impedire all’antibiotico di agire;

Sviluppo di sistemi che riducono l’ingresso o aumentano l’espulsione dell’antibiotico dalla cellula batterica.

UN ESEMPIO PER CAPIRE IL MOTIVO PER CUI I BATTERI DIVENTANO RESISTENTI COSI’ IN FRETTA

Per capire come nasce la resistenza agli antibiotici, possiamo fare un semplice paragone.

Tutti abbiamo più o meno chiaro il concetto di “evoluzione della specie umana”: nel corso di migliaia di anni, l’essere umano si è adattato all’ambiente.

La nostra genetica non è identica a quella dei nostri antenati. Alcune caratteristiche si sono modificate nel tempo perché più adatte alla sopravvivenza.

Come detto sopra, anche i batteri hanno un proprio DNA. Ne consegue che si comportino in modo simile all’essere umano. Possono dunque comparire variazioni genetiche ad ogni replicazione.

La differenza sostanziale sta nella velocità.

Un essere umano ci mette mesi per “replicarsi” (quando facciamo figli). Possiamo misurare una generazione in decenni. Un batterio invece, può replicarsi più volte al giorno. Questo significa che nel tempo in cui noi produciamo una nuova generazione, i batteri ne hanno già prodotte migliaia.Quando un antibiotico viene usato in modo improprio si crea quindi una pressione selettiva.

E’ così che in tempi molto brevi, possono emergere ceppi batterici meno sensibili o più resistenti agli antibiotici.

CONCLUSIONI

La resistenza antibiotica non nasce all’improvviso e non riguarda solo contesti ospedalieri, ma è il risultato di un processo graduale, alimentato anche dall’uso improprio, dall’automedicazione e dall’interruzione precoce delle terapie.

Usarlo quando serve (e solo quando serve), significa perciò proteggere la propria salute oggi, e quella della collettività domani.

NOTA

Questo articolo ha esclusivamente finalità divulgative. Non sostituisce in alcun modo il parere del medico, che resta l’unica figura in grado di valutare correttamente il singolo caso clinico e indicare eventuali esami o terapie appropriate.

Bibliografia

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Antimicrobical resistance collaborators. Global burden of bacterial antimicrobial resistance 1990/2021: a systematic analysis with forecasts to 2050. The Lancet, 2024. Analisi longitudinale su oltre 30manni con proiezioni future dove si evidenza l’aumento progressivo del fenomeno in assenza di interventi adeguati.

Tacconelli E. et al. Antimicrobial resistance: a concise update. The Lancet Microbe, 2025. Review aggiornata sui meccanismi di resistenza, sull’impatto clinico e sulle strategie di contenimento.

World Health Organization (WHO). Antimicrobial Resistance. Facts sheets and reports. Documenti ufficiali OMS sull’uso appropriato degli antibiotici e sulla resistenza antimicrobica.

Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Antibiotic Use and Resistance. Linee guida e materiali educative sull’uso corretto degli antibiotici in ambito comunitario.

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